Carnival At Sunset

1_Merkel_from_Afar

2_Merkel_closer

3_Merkel_detail

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All pictures taken by me+my iPhone at the Carnival of Viareggio (Tuscany, Italy).

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Meno parlo, più sono io

Words are very unnecessary

They can only do harm

Anche tra migliori amiche, le parole possono essere di troppo.

Silence

Se, da una parte, mi sforzo di favorire lo scambio di vedute, sentimenti e frivolezze con gli altri, dall’altra realizzo che maggiore è il silenzio, più grande l’opportunità di conservare la mia integrità.
Ieri sera ero a bere qualcosa con le mie due migliori amiche: siamo tre persone molto diverse, con stili di vita, ambizioni e mire intellettuali differenti l’una dall’altra.
Di solito, spinte dal considerevole lasso di tempo tra gli incontri, facciamo un giro di aggiornamenti sugli ultimi avvenimenti e ci rendiamo conto che il racconto non è particolarmente spassoso. Chi non si stacca dalla routine, chi affronta problemi, chi noie, chi si pone domande: insomma, buttiamo sul tavolo le nostre angosce, mascherate da una serie più o meno nutrita di filtri.
Sta un po’ male, però, ammettere che non ci divertiamo così tanto come una volta, no? Allora dai, condiamo la quotidianità con sarcasmo, un aneddoto molto divertente e, se necessario, con feroce ironia.
L’autoronia, in particolare. Questo tentativo disperato di sottrarre pesantezza, secondo me non fa che infliggere il colpo più forte.
Nel tentativo di alleggerire le tue pene, vuoi riderci sopra;
ridendoci sopra, le acuisci;
acuendole, ci rideremo sopra tutti insieme solo per qualche secondo.
Esaurito il riso, l’amaro andrà a sedimentarsi nei cervelli degli interlocutori per esserne liberamente reinterpretato: prende la forma di giudizio, la miccia è stata innescata.
Per quanto siamo mossi da nobili intenzioni, la realtà è che giudichiamo in continuazione e, quando diveniamo consapevoli di essere al centro di tali giudizi, vorremmo estirpare dalla mente di chi ci ha ascoltato la confessione & i ricami che le si sono appiccicati.

ps: non bisogna che puntualizzi di chi sia la citazione di apertura del post Winking smile

 

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Non si può vivere nel passato

Grazie alla visita casuale ad un negozio di dischi ho ricominciato ad ascoltare Delta Machine, l’ultimo album dei Depeche Mode. Qualche tempo fa, infatti, gironzolando per il lungomare della mia cittadina, decido di entrare nel suddetto negozio alla ricerca di qualcosa di Booker T.  Washington quando ecco che un suono subito mi incanta, mi trascina verso una seconda sala: si tratta del Live In Berlin del 2014, proiettato da un paio di televisorini in alto alle pareti.
Martin Gore stava interpretando But Not Tonight, brano che, come si evince dal video su Youtube , è parte della colonna sonora di Modern Girls; come il film, il singolo è del 1986 e mi fa sentire terribilmente nostalgica.
ButNotTonight
Sì, è vero, in fin dei conti son “soltanto” nata agli inizi degli anni ottanta e quindi non ho ricordi adolescenziali da rimpiangere o a cui aggrapparmi disperatamente, ma la crème de la crème dei Depeche Mode per me si concentra lì o, diciamocela tutta, fino a quando Alan Wilder (ne noterete il lesto gioco di dita sulla tastiera nel video, blink blink – Winking smile) è rimasto nella band.
Malgrado ciò, e per quanto la qualità della loro musica abbia risentito del suo abbandono nel 1995, la loro carriera musicale è andata avanti e così la vita. Eccola là, infatti, a distanza di quasi 20 anni, l’interpretazione a sorpresa di quel brano che mi tocca profondamente ogni volta.
Appunto: la vita va avanti. Per anni mi sono fissata solo sugli “anni d’oro” dei DM al punto da uscire disorientata, a dir poco, dalle maratone di ascolto: non è quello il mio posto.
Riponendo quindi sia i primi dischi che l’ultima produzione di Gahan & Co ho scoperto i Recoil, progetto di Alan Wilder avviato a metà anni ‘80 e ancora (spero) attivo. Mi sono immersa nel suo genio creativo, per mesi e mesi non ho ascoltato altro  e non posso che consigliare vivamente di ascoltare i Recoil con attenzione se avete anche solo un po’ di interesse per la buona elettronica.
Arrivando a oggi, infine, riesco a scrivere questo post mentre ascolto Delta Machine e pianto i piedi saldamente nel presente, ovvero l’unica realtà viva per me, sulla quale agire anziché rimuginare.

 

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Da Nell’Intimità, di H. Kureishi

Nell_Intimità_KureishiEppure le tende di velluto, il formaggio morbido, un lavoro irresistibile e i bambini che sanno correre a briglia sciolta… No, non è abbastanza. E se non lo è, non lo è. non ci si può vivere. il mondo è fatto della nostra immaginazione; i nostri occhi lo animano, le nostre mani gli danno forma. Volere qualcosa lo fa crescere rigoglioso; il senso è quello che ci metti dentro, non quello che ne estrai. Puoi vedere solo ciò che sei propenso a vedere, e niente di più. Siamo noi che dobbiamo creare il nuovo. p.31
Yet velvet curtains, soft cheese, compelling work and boys who can run full-tilt – it isn’t enough. And if it isn’t, it isn’t. There’s no living with that. The world is made from our imagination; our eyes enliven it, as our hands give it shape. Wanting makes it thrive, meaning is what you put in, not what you extract. You only see what you are inclined to see, and no more. We have to make the new.

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So che l’amore è un lavoro da fare nell’ombra; devi sporcarti le mani. Se ti trattieni, non succede nulla di interessante. Nello stesso tempo devi trovare la giusta distanza tra le persone. Troppo vicino, e ti soffocano; troppo lontano, e ti abbondano. Come fare a tenerle nel giusto rapporto? p. 67

I know love is dark work; you have to get your hands dirty. If you hold back, nothing interesting happens. At the same time, you have to find the right distance between people. Too close, and they overwhelm you; too far and they abandon you. How to hold them in the right relation?

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Being me sucks

Being me sucks so much that I need to pay someone a hell lot of money to actually tell me I suck.

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L’incontro con Sartre

Dall’inizio del 2015 ho divorato La Signora delle Camelie di Dumas figlio e Nell’Intimità di Hanif Kureishi.
Posso quindi aprire finalmente la mia copia da mercatino dell’usato di Sartre con La Nausea. Il momento tanto atteso è arrivato.

Ben presto, capisco che la striscetta di carta della foto non sarà l’unica scoperta di questo libro.
Dumas si è dimostrato infatti avvincente e appassionante; Kureishi, invece, sconvolgente, tanto più che quello che consideri assurdo e immorale è ciò in cui ti ritrovi a sorpresa e ti risucchia nella narrazione.
La Nausea, tuttavia, già dalle primissime pagine promette di fare molto di più. Oh, molto di più.
Non so se sarà il testo per cui non vedrò l’ora di rinchiudermi in solitudine a leggere, ma ormai la sfida è stata lanciata.

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