Il farro coi gamberetti

La morte è ovunque, ma il bene che fai sopravvive, fosse anche in un unico gesto, piccolo o minuscolo, nei confronti degli altri.

Di recente è scomparsa una persona che non vedevo più spesso, anzi, direi non la vedevo mai. Quando ero adolescente e al liceo, invece, avevo modo di incontrarla più di frequente e di interagire con lui.

Questo padre, sin dalla prima occasione, non si tirò indietro nel riportarmi a casa la sera percorrendo un bel po’ di chilometri in più rispetto a quelli che avrebbe dovuto fare; non mi conosceva, ma lo fece, suppongo anche per amore della persona che ci legava.

Lo fece altre volte, ed altre volte cucinò pranzi piccoli ma pieni di dedizione: ripropose, nel corso del tempo, uno o due cavalli di battaglia tra cui il farro coi gamberetti: buono come nessun altro è più stato.

Questo uomo guidò chilometri e chilometri per portare ad una certa persona il condizionatore di cui aveva bisogno in estati esageratamente afose ed impegnative, e probabilmente non si tirava indietro di fronte a necessità simili in persone con cui aveva legami più blandi.

All’ultimo saluto eravamo riuniti in tanti, molti di più di quanto un’altra persona a lui vicina si aspettasse.

Un santo? Non credo. Una persona che stava creando un esempio senza rendersene conto? Sì.

Riportare a casa i figli degli altri senza fare domande, esagerare con l’amore per i figli, costruire una zappa su misura per tua nipote, avere una zia che si fa torturare i capelli, averne un’altra che ti fa innaffiare le sue piante sul balcone, avere uno zio che non si cancella, cucinare  un farro insuperabile.

Letto: Viaggio al termine della notte, L.F. Céline

Viaggio al termine della notte

Viaggio al termine della notte

Premesso e confessato che avevo sempre scambiato Paul Ferdinand Céline con (Paul) Celan, devo ammettere che mi ero sbagliata pesantemente sul contenuto del romanzo.

Chissà perché mi aspettavo una storia ricca di filosofeggiamenti, riflessioni, indagini psicologiche al limite dello sterile e una trama relegata a un secondo, terzo o quarto piano.

Mi sono dovuta chiaramente ricredere molto presto, non appena ho intravisto i sentori di un’epopea personale, un’odissea selvaggiamente moderna e, per questo, spesso grottesca: parolacce, violenza, cinismo, ricerca angosciante e interminabile,  ironia, il buio.

Questi elementi occupano all’incirca 500 pagine attraversando continenti, ribaltamenti di fortuna (se di fortuna si può parlare per il protagonista!), amicizie e inimicizie per intrecciarsi ad un elemento determinante, che non mi ha fatto cedere all’impulso di interromperne la lettura.

In questo romanzo c’è tutto: ci sono riflessioni sulla condizione e sui comportamenti umani (anche i più semplici) che non sapremmo mai esprimere a parole .

Céline, al contrario, riesce a concettualizzarli un po’ “dal niente” con una semplicità tanto apparente quanto disarmante. Li presenta ai nostri occhi con una maestria tale da permetterci, costringerci quasi, a riconoscerci in essi. Possiamo, infatti, tentare di prendere le distanza dalle scelte di Bardamu e dai suoi primitivi istinti, tuttavia non possiamo che ammettere senza riserve il carattere indiscutibilmente universale, condiviso delle argomentazioni che ne scaturiscono.

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Letto: Buenos Aires 1976, Menichini

 

Buenos Aires 1976, Giuseppe Menichini

Buenos Aires 1976, Giuseppe Menichini

Buenos Aires 1976, opera prima di Giuseppe Menichini, è disponibile soltanto in formato e-book sul sito della casa editrice Blonk così come sui famosi Amazon e iTunes, tra gli altri.

Questo breve romanzo d’esordio spiazza: il ritmo della narrazione è incalzante, la ricostruzione storica si rivela solida e quasi sempre convincente . In alcuni passaggi l’autore pare cedere a qualche digressione o sotto-narrazione, ma nel complesso riesce nell’intento di mantenere il lettore in uno stato di suspense, chiedendosi cos’altro mai potrà accadrà di lì a poco.

Il testo si presta, en passant, anche come lezione di storia per chi non è troppo documentato sul periodo storico e sulle vicende sudamericane del tempo.
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Letto: L’uomo che guarda, Moravia

L'uomo che guarda, Alberto Moravia

L’uomo che guarda, Alberto Moravia

Il mio primo Moravia è L’uomo che guarda, un romanzo che mi ha lasciato l’amaro in bocca per il suo finale, d’altra parte in linea con l’andamento psicologico di tutta la narrazione che l’ha preceduto.

Al di là della trama, sono stata sorpresa da un utilizzo così pieno e vagamente retro della lingua italiana, il che è ovviamente  una constatazione positiva visto che nessuna lettura paesana di recente creazione si è distinta per l’utilizzo della nostra lingua, salvo un interessante Buenos Aires 1976 di G. Menichini.

Nella trama stessa, tuttavia, un colpo di scena mi ha lasciata talmente di stucco che mi ha forzata a concedermi una pausa, da cui è scaturita la foto sopra.

Con Moravia, infine, ho riscoperto il fascino misterioso di leggere libri presi in prestito dalle biblioteche. Dovrò praticare più spesso l’abitudine di fare una passeggiata fino alla biblioteca e scegliere i romanzi non sulla base di una ricerca svolta in precedenza ma sulla base di fede e fiducia verso la creazione letteraria.

È stata mia mamma, infatti, a passarmi il testo non appena concluso e mi ci sono buttata dentro pur senza avendone letto informazioni preliminari in copertina.

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Letto: Parade’s End, Ford Madox Ford

Questo è uno degli ultimi romanzi che ho letto. Trovato gratis, in inglese, sul sito Project Gutenberg, Parade’s End – Some Do Not mi ha sorpresa e ha conquistata malgrado alcune iniziali reticenze (supportate da nessuna motivazione in particolare).

Leggerlo in inglese non è stato sempre un processo fluido anche perché il testo è uno degli epitomi del Modernismo: si salta infatti da un punto di vista all’altro, benché il narratore – se non ricordo male – resti quasi sempre in terza persona e onnisciente.

L’evento centrale risiede nello scoppio della prima guerra mondiale e le ripercussioni – per lo più psichiche – di questa sulla società inglese, specie quella “buona”, scossa alle fondamenta per quel che riguarda i valori e le qualità di cui si sente portatrice.

La narrazione si prende ovviamente la libertà di muoversi avanti e indietro sulla linea del tempo con anticipazioni e rimandi, ritratti e lenti di ingrandimento sul microcosmo di alcuni protagonisti, per cui il lettore deve gustarsi lo stesso passo del narratore e avere la pazienza di giungere alle risposte di cui è in cerca.

Comprensibilmente, leggendo questo testo per la prima volta direttamente in inglese ho quindi temuto molto spesso di aver perso il filo o di aver saltato qualche preziosa informazione; ma d’altra parte si sa, confrontarsi con il testo originale permette di assaporarlo al meglio.

Ho scoperto per caso, infine, che la BBC ha realizzato una trasposizione televisiva di tutti e quattro i volumi che rispondono al titolo di Parade’s End, piazzando Cumberbatch come Tietjens. A questo punto non vedo l’ora di guardare la serie e di proseguire al contempo con la lettura degli altri tre romanzi.

Consigliato: decisamente sì!

Parade's End - BBC Dramatization

Parade’s End – BBC Dramatization

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