♥︎ Gloomy days have arrived, at last!

🍁 Da donna introversa quale sono, non posso che entusiasmarmi alla visione dei primi segni dell’autunno, delle nuvole, delle giornate un po’ più corte che offrono – finalmente – l’opportunità di accendere candele a profusione!
🍁 Being an introvert woman, I am so thrilled to see the first signs of autumn with its clouds, shorter days and – at last – my chance to light candles galore!

Introversa e analitica, scrivo animata dall’infelicità.

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Why do you only write about sad things?

Because when I’m happy I go out

Luigi Tenco

Mi sono affezionata a questa citazione di Luigi Tenco – pace all’anima sua – molti anni fa.

Sentivo che rispecchiava in pieno la mia personalità, soprattutto gli stati su Facebook di quando ero ancora giovane & smaniosa di raccontarmi (oltre che flirtare) attraverso faccialibro.

Indulgevo volentieri in citazioni malinconiche, commenti su notizie o situazioni spiacevoli, stati d’animo deprimenti (conseguenza del loro essere depressi).

Sicuramente cedevo alla tentazione di includere qualche frase romantica o di “urlare” alla comunità virtuale quando andava tutto alla grande, però non mi veniva naturale e a tutt’oggi è ancora così.

Di fronte alla possibilità di comunicare felicità in modo aperto e ostentato a tutti mi vengono strani tic al labbro superiore uniti ad inquietanti espressioni di ribrezzo. Insomma, una riluttanza che mi manda in blocco, come le caldaie.

La felicità, quindi, la tengo per me, anche perché sono troppo cinica per fingere che non risulterei patetica e ingenua.

L’infelicità, al contrario, mi anima. Ciò che si nasconde dietro un sorriso, il non detto, i sottintesi, le dinamiche che si attivano a porte chiuse: tutto pane per i denti di una introversa & analitica.

Che si tratti degli altri o di me stessa, non importa; seduta in un angolo, zitta e muta, osservo. Mi chiedo perchéperchéperché.

Quante coppie realmente unite ci saranno in giro e quanto se la fanno andar bene? Perché ogni donna deve pensare di raggiungere certi traguardi? Quanta perfezione è reale e quanta è dovuta ad una vita da figli di papà? Cotanta perfezione dovrebbe intimorirci o indurci a ragionare in modo più sottile? Se sei tanto felice sempre, sei anche tanto stupido?

Mi piace poi condividere sia le domande che le risposte (quando le trovo) perché ho l’impressione che abbiamo paura a tirar fuori pensieri autentici, dubbio, cinismo, perplessità, criticità. Come se fossimo incatenati al buonismo e al buon senso ad ogni costo.

Dando voce a questioni più intime mi piacerebbe dunque aiutare chi legge a sentirsi meno solo. E, nella migliore delle ipotesi, provare finalmente un po’ sollievo.

Matcha latte, mela, pane & crema al cioccolato: buona merenda!

Buona merenda! 

Maria

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Apple & Matcha Latte | Mela e matcha latte

 

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Chocolate Spread on Bread & Apple | Pane e crema al cioccolato Coop + Mela 

 

FI#3: Alexandria Ocasio-Cortéz

Può piacere o non piacere ma di certo non lascia indifferenti.

Alexandria Ocasio-Cortéz è la democratica newyorkese che, a soli ventotto anni, sta stravolgendo il panorama politico statunitense con un programma nientepopòdimenoche socialista.

Un fatto su tutti: alle primarie dello scorso Giugno 2018 ha sconfitto il democratico Joe Crowley, in carica al quattordicesimo distretto di New York da ben diciannove anni. Se non è una vittoria storica questa…

Laurea in economia e politica tra le persone.

A suo dire, non avrebbe avuto la strada spianata da genitori influenti e denaro a go go. Per cui ha cominciato a far politica bussando – letteralmente – alle porte di bianchi, neri, asiatici, ispanici, socialmente inclusi ed esclusi. Si è fatta vedere, ha stabilito contatti vis-à-vis.

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Il successo ottenuto finora non è tuttavia casuale, in quanto la politica in questione “è capace di tener testa ai più raffinati analisti politici. È laureata in economia alla Boston university e ama spulciare i bilanci” e “ha cominciato a interessarsi alle questioni economiche e sociali prima ancora di lavorare da tirocinante per il senatore Ted Kennedy”.

Un bell’articolo di Internazionale delinea il percorso della Ocasio sino a questi giorni di campagna elettorale, in vista delle elezioni di metà mandato previste per il 6 Novembre.

Il suo programma (ricordiamolo, non solo apertamente di sinistra, addirittura socialista) appare radicale, tanto da impaurire persino i compagni di partito.

Come mai? Perché si basa su:

Salute – copertura per tutti

Diritto allo studio – idem con patatine

Clima – per scongiurare nuovi cataclismi

Alexandria Ocasio-Cortez online & sui social.

Sito internet: Ocasio2018
Twitter
Instagram
Facebook

Le mie fonti.

🎶 Life’s What You Make It, Talk Talk

Talk Talk were such an innovative band and yet underestimated. They probably were around at the wrong time.

You can read the epic lyrics to Life’s What You Make It under the video.

Happy Friday & listening! #TGIF

Mary

Baby, life’s what you make it
Can’t escape it
Baby, yesterday’s favorite
Don’t you hate it
Baby life’s what you make it
Don’t back date it
Baby, don’t try to shade it
Beauty is naked
Baby, life’s what you make it
Celebrate it
Anticipate it
Yesterday’s faded
Nothing can change it
Life’s what you make it

🎶 Free Bird, Lynyrd Skynyrd

I’ve recently become kind of obsessed with this awesome track. Nine minutes long, totally worth every single second. I found out about it through Tracy Anderson’s workouts and her playlists on Spotify. It is so incredibly powerful.

Happy Friday & Weekend! #TGIF 

Mary

Lodato sia lo yogurt greco!

Lodato sempre sia lo yogurt greco.

Ecco quel che resta di una confezione, aiutata da semi misti, miele bio e mandorle in scaglie (ampiamente scadute).

Accanto allo yogurt ci sarebbero anche due pere, di quelle piccine picciò, e un tazzone di caffè americano freddo.

Una mezzoretta e si riparte.

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God bless Greek yogurt.

Here you can see the very bottom of it supported by mixed seeds, organic honey and sliced almonds (way past their “best before” date).

Not pictured, two cute tiny pears and the usual jar of cold, American coffee.

Just what I needed to get going, again.

Letto: Come siamo sopravvissute al comunismo riuscendo persino a ridere, Slavenka Drakulić

Le vacanze in Croazia…

Ho trascorso diverse vacanze in Croazia (non quest anno, sigh!) eppure, quanto ne so di questo paese?

Ho deciso che è arrivata l’ora di scoprire qualcosa di più sui luoghi che mi fanno stare bene.

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… e le domande su questo paese.

I posti che visito, i servizi che si offrono, le lingue che si parlano, l’attenzione ai dettagli, i grandi supermercati e i panifici disseminati ovunque, le isole Brioni, la Dalmazia e l’Istria, la bella Zagabria… Sono tutti un risultato, una reazione, una conseguenza di chi & cosa?

Ad ogni giro in macchina per Pola, nei tratti di strada da Zagabria verso il mare, nei paesini dell’interno che superiamo, sulle autostrade nuove di zecca e nei vari Plodine e Konzum pieni di ogni ben di Dio mi chiedo: fino a che punto gli anni oscuri della guerra hanno determinato lo stato attuale, condizionato i suoi uomini e le sue donne?

Un libro dedicato alle donne dell’Europa Orientale.

Ho deciso di iniziare il mio percorso facendo un passo indietro, portandomi al momento di transizione tra l’immobilità comunista e la ferocia della guerra. La scoperta della Croazia è partita dunque con un libro scritto da una donna, Slavenka Drakulić, per le donne, le donne dell’Europa Orientale.

“Forse dovrei però ringraziare le donne dei paesi in cui mi sono recata, e che mi hanno offerto a braccia aperte il loro aiuto e il loro tempo, anche se non ci conoscevamo. Ma poiché sarebbe impossibile nominarle una a una, dedico questo libro a tutte le donne dell’Europa orientale che hanno reso possibili i cambiamenti avvenuti nel 1989“.

“Le vite delle donne, tutt’altro che spettacolari, banali anzi, dicono tanto sulla politica quanto la più approfondita analisi teorica”.

Molte di queste conversazioni si tengono in cucina, un luogo centrale per le popolazioni soggette al comunismo:

Mi sono seduta nelle loro cucine (perché era sempre la stanza più calda di appartamenti poco riscaldati) ad ascoltare storie di vita, a cucinare con loro, a bere il caffè quando ne avevano, a parlare dei loro figli e dei loro uomini […] inoltre, naturalmente, come donne condividevamo un punto di vista sull vita diverso da quello degli uomini. Il nostro era banale, uno <<sguardo dal basso>>. Ma il banale è politico.

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L’autrice e le sue intervistate si scambiano aneddoti, si regalano beni fino a quel momento introvabili, si confessano storie di creatività e sopravvivenza, si formano impressioni di un mondo che, finalmente, sembra cambiare per il meglio.

Consigliato? Decisamente sì!

La combinazione: scrittura femminile + Europa dell’Est si è rivelata vincente per la seconda volta dopo Tempo di seconda mano della Alexievich.

Il testo non si trova facilmente, ma ho avuto la fortuna di scovare un venditore su Amazon Italia, dato che le grandi catene di librerie, on e off line, lo danno per fuori catalogo.

 

La ricetta per una buona costellazione familiare.

Questa settimana ero partita con l’intenzione di dedicarmi ad un post in progress quando, all’ultimo minuto, ho virato in tutt’altra direzione: le costellazioni familiari, di cui avevo già scritto qualcosa.

Ho ricevuto infatti un vocale Whatsapp dalla amica/sorella che mi/si chiede: le costellazioni possono essere influenzate dall’umore e dalla predisposizione di chi partecipa? O addirittura da chi costella? Perché alcune si realizzano nella vita reale e altre no, oppure impiegano un’eternità?

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Ripensandoci, io stessa mi ero posta questa domanda un po’ di tempo prima e l’avevo rigirata sia alla principale costellatrice di allora che a una cara amica (grazie a cui ho conosciuto le due terapeute olistiche). La risposta “cumulativa”, che condivido in questo post, si basa su scambi di opinioni, costellazioni a cui ho assistito e partecipato, mie e di altri, con una costellatrice o un’altra, con risultati tangibili o meno.

L’idea che mi sono fatta è che la costellazione possa vedersi come una fotografia della situazione costellata in quel dato momento. Ne rivela lo stato attuale, con le sue dinamiche latenti, oltre ad un possibile sviluppo futuro. Secondo me, quello sviluppo futuro non rappresenta un dato certo bensì un indirizzo, o magari lo scenario con maggiore potenziale per realizzarsi.

L’effettiva realizzazione di quella fotografia, però, – specie se positiva – dipende da un altro fattore: da quanto ci crediamo realmente e da quanto siamo motivati ad attivarci concretamente per andargli incontro.

Ricordatevi, parlo sulla base dell’esperienza e non per dettare sentenze a casaccio…

I risultati che non sono mai arrivati.

Nelle ultime due costellazioni, risalenti ad almeno un paio di anni fa, ho messo in campo un desiderio che a oggi non si è realizzato: la “cosa che volevo” esisteva già in entrambe e mi stava addirittura aspettando. Solo che, dalla prima, emergeva qualcosa che non mi entusiasmava per niente (anzi); mentre il risultato della seconda era talmente  “tanta roba”, come si dice qui in Toscana, che mi pareva pressoché inarrivabile, da far girare la testa. Morale della favola? Per motivi opposti non ho perseguito né una né l’altra possibilità. E niente è più successo.

I risultati che sono arrivati.

Ora la parte positiva, di cui spesso neanch’io mi capacito. Qualche anno fa partì per un programma europeo in Inghilterra insieme ad gruppetto di ragazzi e ragazze formidabili.

All’apparenza sembravano come me, ma però loro, a differenza di me, riuscivano a far accadere le cose. La loro intraprendenza quotidiana mi sbalordiva e allo stesso tempo mi dava una carica pazzesca [alla Nido del Cuculo, sorry!]. Fu dunque sull’esempio e sull’incoraggiamento di una di loro, Gemma (una forza della natura), che decisi di candidarmi anch’io per una posizione alle Olimpiadi di Londra 2012, un ambito a cui – onestamente – non avevo mai pensato. Oltre ad inviare il CV mi misi a lavorarci sopra con delle tecniche di co-creazione, il Transurfing di Vadim Zeland.  Tuttavia il momento era giusto: l’evento di grande prestigio e io, in grado di arrivare ovunque.

Ebbene, andò a finire che ottenni un primo colloquio telefonico (non vi dico l’eccitazione e la faccia ad ebete quando lessi l’e-mail di convocazione), lo superai e ne ottenni un secondo (al quale però non partecipai per scelta, consapevole di aver provato tutto “per gioco”, non perché ci tenessi).

In sostanza, cos’è che fa funzionare le cose?

Crederci veramente, secondo me. Crederci cioè dal profondo, con una convinzione tale che non è frutto di finte affermazioni o di ottimismo preconfezionato. Tanto “basta” infatti a spingerci ad agire con naturalezza e con motivazione autentica verso il nostro traguardo.

E le costellazioni non fanno eccezione, almeno così è successo a me.

Qual è la ricetta di una costellazione che funziona?

Hug in the dark

Non credo che ad influire su una costellazione sia tanto chi costella quanto il metodo con cui costella. Quello sì che è cruciale, perché determina se i partecipanti usciranno dalla sessione ricaricati e rinfrancati anziché esausti e prosciugati.

Nella mia costellazione ideale gli spettatori osservano il silenzio poiché sanno che anche i loro movimenti la condizionano.

Onestamente mi fa saltare i nervi sentir parlottare, commentare, scartare pacchetti vari e spremere bottigliette, essere distratta da chi si alza per andare in bagno durante la costellazione.

Allo stesso modo, chi rappresenta il sistema dovrebbe limitare la quantità di parole per permettere alla rappresentazione di fluire: faccio fatica a seguire se i partecipanti esagerano con la spiegazione di sensazioni e pensieri, spesso con il costellatore a rincarare la dose. In casi così è sicuro che torno a casa con un mal di testa lancinante.

Il clima perfetto, per chiudere, l’ho vissuto là dove, chi era nel sistema, dosava le parole e si muoveva incoraggiato da un’atmosfera di partecipazione silenziosa, attenta e rispettosa da parte di tutti gli spettatori.

FI#2: Emma Bonino

Intervista rilasciata a Io Donna 👉🏽 Emma Bonino: «Non ho figli perché non so dire per sempre»

Consiglio di leggerla tutta, ovviamente, ma ne cito volentieri alcuni passi.

〰 Lei fuma ancora? «Sì, per fortuna il mio tumore non c’entra con le sigarette». Quando parla della malattia, pochissimo, c’è sempre un “per fortuna” che si accompagna come un mantra: «Per fortuna a quel punto avevo un sacco di tempo per curare questo terrazzo e con una sedia a rotelle passavo da una pianta all’altra».

〰 A Milano ho conosciuto un ragazzo che scaricava cassette ai mercati generali. Scade il suo permesso e il proprietario della casa gli triplica l’affitto. Ora dorme alla stazione centrale, un misto di povertà italiana e straniera che chiede l’elemosina, ciondola, dà fastidio.

〰 Nel 2018 gli sbarchi sono drasticamente diminuiti a 16.316, non c’è nessuna invasione. Al contrario, noi abbiamo bisogno di loro, siamo in un declino demografico spaventoso. La paura è un ottimo strumento elettorale, pessimo per governare.

〰 Per me la politica radicale è una passione. La faccio come posso. Da commissaria europea, da ministro, da semplice militante.

〰 Marco [Pannella, ndr] non era mediocre, mai. Già nell’82 diceva: «Se non ci occupiamo dell’Africa, l’Africa si occuperà di noi». E così sta avvenendo. […] La sola speranza è nell’emancipazione delle donne. Le ragazze devono rimanere a scuola così non cominciano a fare figli a 13 anni.

〰 E l’emancipazione delle italiane? Lei è entrata in parlamento a 28 anni, nel 1976 un record assoluto.
Quell’anno eravamo in sessanta, un boom. E il posto era così poco attrezzato che i bagni femminili non erano previsti.

〰 Leader femminili qui in Italia non se ne vedono nemmeno ora.
Si sbaglia, va bene anche la leadership purché tu non abbia potere vero. Dappertutto: quante dirigono un giornale quotidiano? Zero. Quante sono rettore d’università? Due o tre. Nelle banche stessa cosa. Ok lavorare, ma innanzitutto sei moglie e madre, badante, colf. E a molte piace.

〰 Ho avuto altre due relazioni importanti nella mia vita, convivenze mai. Ci vuole troppo autocontrollo.

〰 Il Sessantotto compie 50 anni. Come ricorda il suo?
Non ricordo nulla, passò accanto senza che me ne accorgessi. Ero alla Bocconi.

Ero molto inquieta: […] cominciai fare politica con Adele Faccio contro l’aborto clandestino e finii in prigione. Capii quello che volevo fare: cambiare il mondo, niente di meno.

〰 Tutto era nato dal suo di aborto: s’è n’è mai è pentita non avendo avuto figli dopo?
No. Non li ho avuti per scelta. Ci vuole molto coraggio, con un figlio bisogna sapersi dire “per sempre”. Io non ci sono mai riuscita.

〰 Ha appena compiuto 70 anni. Si chiede mai il senso di quello che ha fatto?
Sempre, anche adesso. Mi dico: hai giocato tutto quanto avevi, e non è andata. Cammini per strada e sembri la madonna pellegrina, ma poi non ti votano. Non un grande stimolo per continuare.