Il bello della vita quando non ce l’hai

La scorsa settimana ero a casa malata con il temibile virus che sta mietendo molte vittime ultimamente, dai più classici sintomi fisici dei mali stagionali a una prolungata debolezza che ti lega al letto, tutt’al più al divano se riesci ad arrivarci!

In uno di quei tanti momenti in cui, anche da sdraiata, potevo sentire la debolezza delle spalle, delle braccia e delle gambe, ero ansiosa di poter ricominciare a uscire, vedere il mio ragazzo e il suo cane, i miei amici, mangiare con spensieratezza.

Al contempo, non facendo altro che giacere su un letto o l’altro, riuscivo a sentire e osservare la vita attorno a me: la giovane famiglia al piano di sopra con il bambino che gioca e urla e chiama dolcissimo il suo papà, la domenica della mia famiglia fatta di un buon pranzo, una visita di amici e chiacchiere, voci e gesti talmente semplici e belli che risultano perfetti.

Così in quei momenti mi sono soffermata, per quanto possibile, a osservare e riconoscere la perfezione della quotidianità, della semplicità da cui spesso rifuggiamo o che non sappiamo riconoscere (sì, insisto su questo verbo) e apprezzare. Ho deciso di rendere grazie per tutte quelle attività e regali che fanno parte anche della mia vita e di cui presto mi sarei riappropriata.

Ho deciso che non tutti i mali vengono per nuocere e di sfruttare così quel momento di debolezza per celebrare il bello della vita.

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