Kitsch: nessuno escluso.

L’origine del Kitsch è l’accordo categorico con l’essere. […] Le opinioni sono diverse e perciò diversi sono anche i tipi di Kitsch: cattolico, protestante, ebraico, comunista, fascista, democratico, femminista […].

Non c’è motivo di stupirsi: i movimenti politici non si fondano su posizioni razionali ma su idee, immagini, parole, archetipi che tutti insieme vanno a costituire questo o quel Kitsch politico.

[…] le parole << il presidente Carter>>, <<i nostri valori tradizionali>>, <<la barbarie del comunismo>> appartenevano al lessico del Kitsch americano e non avevano nulla a che fare con il Kitsch della Grande Marcia.

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera, Gli Adelphi, pagg. 262, 263, 267.

Appunto, se a parlare di “barbarie” era il mio professore di letteratura americana – uomo dall’infinito sapere – è una cosa. Ma se a ripeterlo è una miriade di intellettuali improvvisati alla Tv e OVUNQUE, beh, allora diventa troppo.

Gli esempi potrebbero sprecarsi.

Questo perché tutti, ad un certo punto, diventiamo Kitsch, anche se solo per un momento breve e insignificante.  Molti invece lo sono fino al midollo perché si identificano e si legittimano attraverso l’appartenenza ad uno dei gruppi menzionati sopra.

Il web, la televisione, la globalizzazione nelle loro accezioni più basse contribuiscono infine al martellamento di stereotipi, frasi fatte, modelli linguistici, linguaggio del corpo, stili di vita, apparenze da adottare. Il Kitsch a livelli agghiaccianti, insomma.

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