“Il coraggio di cambiare”. Eh!? | ‘The courage to change’. What?!

ITA
“Il coraggio di cambiare”. Quante parolone, che frase ad effetto!

Quando leggo e sento parlare di “coraggio” e “cambiare” immagino subito – o è la cultura popolare a farmi immaginare – una specie di Superman o Wonder Woman.  Mi vengono in mente un tipo o una tipa che dall’oggi al domani danno di matto e cominciano a spaccare i vetri delle auto dei vicini rumorosi o si liberano dalle catene della quotidianità abbandonando baracca e burattini. Insomma, qualcuno che si ribella per una specie di giusta causa, svolta la propria vita e magari diventa santo.

Se, però, guardo dentro e fuori di me capisco che “coraggio”, in abbinamento a “cambiare”, mi fanno volare molto più in basso. Non sarò di certo io a fare notizia sui giornali locali.

Se continuo ad esplorare, poi, mi rendo pian piano conto che ho il coraggio di cambiare quando sono in grado, innanzitutto, di ascoltarmi. Quando mi concedo questa azione e provo ad assegnare un significato ai segnali che mi lanciano mente e corpo.

Quando, nota dolente, devo prendere decisioni audaci e comunicare quelle decisioni audaci.

A seconda del periodo della mia vita e degli accadimenti del momento diventa vitale saper prendere e comunicare una decisione indipendente – così come, ahimè, far finta di niente.

Quindi credo che uno abbia il coraggio di cambiare quando è pronto a chiedersi quale sia il proprio punto debole – espressione volgare e terra terra, lo so. Quando prova ad immaginarsi come possa diventare la propria vita se affronta quel punto debole utilizzandolo come proprio alleato, non sfidandolo.

Quando, infine, lo trasforma da paura invalidante in uno strumento in grado di portare dentro di sé la sensazione di essere finalmente a casa.

ENG

‘The courage to change.’ So many big words, such a dramatic phrase!

Every time I read and hear about ‘courage’ and ‘change’ I immediately think of – or perhaps pop culture has me – a Super Man or Wonder Woman. I picture a guy or a gal who flips out overnight and starts smashing their noisy neighbors’ car glasses or breaks free from everyday life and leaves everyone behind. In short, someone who rebels for some kind of a good cause, turns their life around and eventually becomes a saint.

If I look at and within myself, though, I realize that ‘courage’ and ‘change’ mean way less. I sure won’t make the headlines in the local newspaper.

Therefore, I keep exploring and it dawns on me: I have the courage to change when I am able to listen to myself, I give myself this gift and identify the signals my body and mind are giving off.

Whenever, on the other hand, I must act on them by making and communicating a bold decision. Depending on what I am going through in life, to make and communicate an independent decision becomes vital – as well as, alas, to do nothing.

So I believe that each of us has the courage to change whenever we are ready to ask ourselves what our soft spot is in the way we address life. When we try picturing what our life would be like if we dealt with that soft spot.

We don’t fight it, we become allies. At that point, it will be no longer a paralyzing fear but a tool to grant ourselves peace.

We will be at home, at last.

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