Letto: Viaggio al termine della notte, L.F. Céline

Viaggio al termine della notte
Viaggio al termine della notte

Premesso e confessato che avevo sempre scambiato Paul Ferdinand Céline con (Paul) Celan, devo ammettere che mi ero sbagliata pesantemente sul contenuto del romanzo.

Chissà perché mi aspettavo una storia ricca di filosofeggiamenti, riflessioni, indagini psicologiche al limite dello sterile e una trama relegata a un secondo, terzo o quarto piano.

Mi sono dovuta chiaramente ricredere molto presto, non appena ho intravisto i sentori di un’epopea personale, un’odissea selvaggiamente moderna e, per questo, spesso grottesca: parolacce, violenza, cinismo, ricerca angosciante e interminabile,  ironia, il buio.

Questi elementi occupano all’incirca 500 pagine attraversando continenti, ribaltamenti di fortuna (se di fortuna si può parlare per il protagonista!), amicizie e inimicizie per intrecciarsi ad un elemento determinante, che non mi ha fatto cedere all’impulso di interromperne la lettura.

In questo romanzo c’è tutto: ci sono riflessioni sulla condizione e sui comportamenti umani (anche i più semplici) che non sapremmo mai esprimere a parole .

Céline, al contrario, riesce a concettualizzarli un po’ “dal niente” con una semplicità tanto apparente quanto disarmante. Li presenta ai nostri occhi con una maestria tale da permetterci, costringerci quasi, a riconoscerci in essi. Possiamo, infatti, tentare di prendere le distanza dalle scelte di Bardamu e dai suoi primitivi istinti, tuttavia non possiamo che ammettere senza riserve il carattere indiscutibilmente universale, condiviso delle argomentazioni che ne scaturiscono.

Translate me

Letto: Buenos Aires 1976, Menichini

 

Buenos Aires 1976, Giuseppe Menichini
Buenos Aires 1976, Giuseppe Menichini

Buenos Aires 1976, opera prima di Giuseppe Menichini, è disponibile soltanto in formato e-book sul sito della casa editrice Blonk così come sui famosi Amazon e iTunes, tra gli altri.

Questo breve romanzo d’esordio spiazza: il ritmo della narrazione è incalzante, la ricostruzione storica si rivela solida e quasi sempre convincente . In alcuni passaggi l’autore pare cedere a qualche digressione o sotto-narrazione, ma nel complesso riesce nell’intento di mantenere il lettore in uno stato di suspense, chiedendosi cos’altro mai potrà accadrà di lì a poco.

Il testo si presta, en passant, anche come lezione di storia per chi non è troppo documentato sul periodo storico e sulle vicende sudamericane del tempo.
Translate me Google Translate

Letto: L’uomo che guarda, Moravia

L'uomo che guarda, Alberto Moravia
L’uomo che guarda, Alberto Moravia

Il mio primo Moravia è L’uomo che guarda, un romanzo che mi ha lasciato l’amaro in bocca per il suo finale, d’altra parte in linea con l’andamento psicologico di tutta la narrazione che l’ha preceduto.

Al di là della trama, sono stata sorpresa da un utilizzo così pieno e vagamente retro della lingua italiana, il che è ovviamente  una constatazione positiva visto che nessuna lettura paesana di recente creazione si è distinta per l’utilizzo della nostra lingua, salvo un interessante Buenos Aires 1976 di G. Menichini.

Nella trama stessa, tuttavia, un colpo di scena mi ha lasciata talmente di stucco che mi ha forzata a concedermi una pausa, da cui è scaturita la foto sopra.

Con Moravia, infine, ho riscoperto il fascino misterioso di leggere libri presi in prestito dalle biblioteche. Dovrò praticare più spesso l’abitudine di fare una passeggiata fino alla biblioteca e scegliere i romanzi non sulla base di una ricerca svolta in precedenza ma sulla base di fede e fiducia verso la creazione letteraria.

È stata mia mamma, infatti, a passarmi il testo non appena concluso e mi ci sono buttata dentro pur senza avendone letto informazioni preliminari in copertina.

For more  This is an Insight on Facebook
Translate me  Google Translate

Letto: Parade’s End, Ford Madox Ford

Questo è uno degli ultimi romanzi che ho letto. Trovato gratis, in inglese, sul sito Project Gutenberg, Parade’s End – Some Do Not mi ha sorpresa e ha conquistata malgrado alcune iniziali reticenze (supportate da nessuna motivazione in particolare).

Leggerlo in inglese non è stato sempre un processo fluido anche perché il testo è uno degli epitomi del Modernismo: si salta infatti da un punto di vista all’altro, benché il narratore – se non ricordo male – resti quasi sempre in terza persona e onnisciente.

L’evento centrale risiede nello scoppio della prima guerra mondiale e le ripercussioni – per lo più psichiche – di questa sulla società inglese, specie quella “buona”, scossa alle fondamenta per quel che riguarda i valori e le qualità di cui si sente portatrice.

La narrazione si prende ovviamente la libertà di muoversi avanti e indietro sulla linea del tempo con anticipazioni e rimandi, ritratti e lenti di ingrandimento sul microcosmo di alcuni protagonisti, per cui il lettore deve gustarsi lo stesso passo del narratore e avere la pazienza di giungere alle risposte di cui è in cerca.

Comprensibilmente, leggendo questo testo per la prima volta direttamente in inglese ho quindi temuto molto spesso di aver perso il filo o di aver saltato qualche preziosa informazione; ma d’altra parte si sa, confrontarsi con il testo originale permette di assaporarlo al meglio.

Ho scoperto per caso, infine, che la BBC ha realizzato una trasposizione televisiva di tutti e quattro i volumi che rispondono al titolo di Parade’s End, piazzando Cumberbatch come Tietjens. A questo punto non vedo l’ora di guardare la serie e di proseguire al contempo con la lettura degli altri tre romanzi.

Consigliato: decisamente sì!

Parade's End - BBC Dramatization
Parade’s End – BBC Dramatization

For more  This is an Insight on Facebook
Translate me  Google Translate

L’incontro con Sartre

Dall’inizio del 2015 ho divorato La Signora delle Camelie di Dumas figlio e Nell’Intimità di Hanif Kureishi.

Posso quindi aprire finalmente la mia copia da mercatino dell’usato di Sartre con La Nausea. Il momento tanto atteso è arrivato.


Ben presto, capisco che la striscetta di carta della foto non sarà l’unica scoperta di questo libro.

Dumas si è dimostrato infatti avvincente e appassionante; Kureishi, invece, sconvolgente, tanto più che quello che consideri assurdo e immorale è ciò in cui ti ritrovi a sorpresa e ti risucchia nella narrazione.

La Nausea, tuttavia, già dalle primissime pagine promette di fare molto di più. Oh, molto di più.

Non so se sarà il testo per cui non vedrò l’ora di rinchiudermi in solitudine a leggere, ma ormai la sfida è stata lanciata.

For more ☛ This is an Insight on Facebook

Translate me! ☛ translate.google.com

 

 

Iniziando “La signora delle camelie”

Il Cristianesimo, con la meravigliosa parabola del figiol prodigo, ci consiglia l’indulgenza e il perdono. […]

Perché essere più severi di Cristo?

Perché, attenendoci ostinatamente alle opinioni del mondo, che si mostra duro per essere creduto forte, respingeremmo, come fa il mondo, anime che sanguinano da ferite, dalle quali, come il cattivo sangue di un infermo, scorre via il male del loro passato, mentre attendono soltanto una mano amica, che le curi e renda loro la convalescenza del cuore?

La signora delle camelie, Dumas

Ho appena iniziato il romanzo di Dumas e mi sono già resa conto del perché della sua grandezza.

Come ogni classico, è definito tale per un motivo: perché incanta, avvolge il lettore nella trama della narrazione e, nel fare ciò, lo pone di fronte a riflessioni sulla vita. Queste riflessioni, magari ci sono già venute in mente in passato ma non ci sogneremmo mai di poterle mettere per iscritto con tale maestria.

Ecco, perciò, che la letteratura ci viene in soccorso: ci fornisce le parole che ci mancavano e ci mostra qualcosa che in effetti sembra palese, ma che in realtà non siamo mai stati in grado di formulare in modo sensato neanche nella nostra mente.

Apro la porta, leggo Erri De Luca

“Every novel is—at the beginning—the same opening of a door onto a completely unknown space”

Margaret Atwood for The Paris Review

Se l’affermazione di Margaret Atwood è esemplificativa del rapporto di un autore con il suo nuovo romanzo, io la ritengo altrettanto aderente al rapporto di un lettore con un nuovo libro.

Questo è successo l’altra sera aprendo Non ora, non qui di Erri De Luca.

Una porta si è aperta, come sempre, su un nuovo libro e sulla sua prefazione intitolata Venti Anni Fa, scritta dallo stesso De Luca. L’ignoto che mi ha sconvolta è rappresentato dallo stile, dalla bellezza dell’italiano che leggo.

Dopo tanto italiano piatto, un prosare tutto sommato piuttosto “scorrevole”, traduzioni un po’ scarse degli orginali stranieri, mi trovo finalmente faccia a faccia con un argomentare che mi sprona a entrare nei meandri della mia lingua, me ne restituisce un po’ della sua profondità e ricchezza.

Ecco alcuni passaggi che mi hanno colpita.

Nell’estate dell’88 eravamo stati convocati dalla magistratura milanese che ci chiedeva conto di alcune ore di seimila giorni prima. L’idea di procurarmi un alibi era per me stravagante.

Gli era capitato un figlio che aveva disertato il futuro sperato e acquistato per lui. […] Ero il figlio perduto, insieme alle pupille.

Ho fatto il mestiere più antico del mondo […] l’operaio […]. Ho saputo notizie precise e materiali del verbo lavorare. […] Scrivere è stato e resta per me il contrario, il tempo festivo dentro una giornata di corpo venduto per il salario. È stata il tempo salvato.

Mi aiutava […] avere la scrittura per accudimento. Per questo non posso usare il verbo lavorare per dire il verbo scrivere, che è un reddito ma resta attività festiva, intrusa dentro il giorno.

De Luca, Erri, Non ora, non qui, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2013