Leggerezza // Lightness

La cerco sempre, la leggerezza, ma non la trovo.

Mi sfugge, penso di averla raggiunta ma non la mantengo. La leggerezza è la missione della mia anima, naturalmente portatrice di profondità.

Ricordarmi però ogni volta degli step da fare per raggiungere il mio obiettivo non è semplice. Mi è più familiare la sensazione di un macigno sul cuore, di una matassa di nodi da sbrogliare, di un qualcosa a cui anelo ma non so neanche io cosa, di un sorriso ampio e radioso che non è mai il mio.

Mi consola vedere che almeno una lezione l’ho imparata, ovvero che è vitale agire, muoversi in orizzontale anziché scavare in fondo, in verticale, dentro la mia interiorità. Sto infatti agendo scrivendo sul blog, concedendomi così un’azione pratica.

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Lightness: constantly looking for it, can’t seem to find it.

It eludes me; I think I got it but then I am not able to keep it. Lightness is the mission of my Soul, naturally a bearer of depth.

Reminding myself of all the steps necessary to reach this goal is hard work. I am more familiar with a weight on my chest, a maze of questions, something I am after but I am unsure of what it is, a wide bright smile that isn’t mine.

I’m relieved, though, to see I’ve learned at least one lesson: it is vital to act, to move horizontally rather than dig deep, vertically, within me. In fact, I am writing this blog, allowing myself some practical action.

Non di sola grammatica vive l’inglese

Una lingua straniera non si impara studiandone soltanto la grammatica e questo, la scuola italiana, sembra non averlo ancora compreso.

La grammatica si configura, magari, come l’intelaiatura che sorregge le parole, permette sia di esprimersi che comprendere quanto ci viene detto; ma, ad un certo punto, le parole non si possono conoscere se non ci vengono insegnate, la capacità di produrre discorsi non è innata se non viene stimolata e la comprensione non si affina se non anch’essa con l’esercizio.

In questo senso l’approccio adottato dalla maggioranza degli insegnanti italiani (almeno ai miei tempi, ahimè) resta nozionistico e ci lascia disarmati ogni volta che dobbiamo aprire bocca e partecipare ad un dialogo.

Non c’è dunque da meravigliarsi se il confronto tra noi e il resto d’Europa è impietoso. Al liceo ebbi infatti l’opportunità di partecipare ad uno scambio linguistico con una cittadina austriaca. Al di là delle difficoltà con il tedesco, iniziato a studiare da poco più di un anno, lo sconcerto vero e proprio arrivò con l’inglese.

La padronanza sfoggiata da quei nostri coetanei sembrava inspiegabile e suscitò  immediatamente in me una profonda amarezza, in quanto chiaro segno di un universo frapposto fra “noi” e “loro”; ci potevamo sognare, infatti, la loro disinvoltura nel porre domande od esprimere opinioni, così come le lezioni pratiche, dinamiche e dritte al punto.

Proprio questo binomio formato da correttezza generale e disinvoltura, a mio parere,  rappresenta oggi come allora un’accoppiata vincente per avvicinarsi ad una nuova lingua.

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You are here no more

Black and white

And just like that, You are here no more.

A day can start off with lots of plans and also give little joys, but then fifteen minutes is all it takes for you to get worse and worse, and your voice is only a memory now.

Have a safe journey, as discreet and strong as you have always been.

 

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Da Nell’Intimità, di H. Kureishi

Nell_Intimità_KureishiEppure le tende di velluto, il formaggio morbido, un lavoro irresistibile e i bambini che sanno correre a briglia sciolta… No, non è abbastanza. E se non lo è, non lo è. non ci si può vivere. il mondo è fatto della nostra immaginazione; i nostri occhi lo animano, le nostre mani gli danno forma. Volere qualcosa lo fa crescere rigoglioso; il senso è quello che ci metti dentro, non quello che ne estrai. Puoi vedere solo ciò che sei propenso a vedere, e niente di più. Siamo noi che dobbiamo creare il nuovo. p.31

Yet velvet curtains, soft cheese, compelling work and boys who can run full-tilt – it isn’t enough. And if it isn’t, it isn’t. There’s no living with that. The world is made from our imagination; our eyes enliven it, as our hands give it shape. Wanting makes it thrive, meaning is what you put in, not what you extract. You only see what you are inclined to see, and no more. We have to make the new.

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So che l’amore è un lavoro da fare nell’ombra; devi sporcarti le mani. Se ti trattieni, non succede nulla di interessante. Nello stesso tempo devi trovare la giusta distanza tra le persone. Troppo vicino, e ti soffocano; troppo lontano, e ti abbondano. Come fare a tenerle nel giusto rapporto? p. 67

I know love is dark work; you have to get your hands dirty. If you hold back, nothing interesting happens. At the same time, you have to find the right distance between people. Too close, and they overwhelm you; too far and they abandon you. How to hold them in the right relation?

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If I can’t buy a house, then I’ll buy shoes

If I can’t buy a house, then I’ll buy more shoes.

This is a weird economy. At least for me.  You know, I have a job, but it’s part time: it has been and it’s going to be so until next autumn at least.

Due to this, I can’t afford a house, nor plan long-term investments.

Which leaves me no other choice but go for more shopping, more indulging in my weakness: shoes, coats, cardigans, online or in store, you name it!

Here’s today’s new buy, which inspired this thought and this post. I got them at Benetton’s in my town; they reminded me of a similar pair I used to own when I was in high school. Classic pumps, not too high and yet feminine and elegant.

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What’s a girl gotta do?